A proposito di corpi sessuati in psicoanalisi

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Articolo pubblicato su Zeroviolenzadonne.it  di Mary Nicotra

Quando da Zeroviolenzadonne.it mi hanno chiesto di articolare un editoriale che dicesse del costituirsi dell’identità sessuata, mi sono chiesta da quale angolatura prendere la questione e come poterne dire qualcosa, mentre pensavo alle importanti riflessioni in ambito femminista e alle teorizzazioni queer che puntano a scardinare e a mettere in rilievo le logiche di potere che sottointendono i discorsi che riguardano la divisione dei sessi così come è costruita dentro i confini di una logica binaria. Il dibattito è veramente molto interessante(1).

Si tratta di discorsi che interrogano il discorso sociale, e che danno vita a nuovi discorsi che prendono forma: emergono così la politica del posizionamento di Adrienne Rich(2), il soggetto eccentrico di Teresa de Lauretis(3), il cyborg di Donna Haraway(4), il Queer di Judith Butler(5) e il nomadismo di Rosi Braidotti(6), potenti e complesse figurazioni che offrono nuove vie immaginarie per iscriversi nel simbolico. Discorsi che puntano a scardinare il sapere precostituito.

Discorsi che producono dibattito e interrogano il discorso dominante, discorsi che animano nuove rappresentazioni collettive e cercano di costruire nuove figurazioni simboliche. Ed è proprio di discorsi che tratta Lacan nel seminario XVII “Il rovescio della psicoanalisi. Sono quattro i discorsi che si possono produrre e che dipendono da come quattro elementi in gioco occupano altrettante posizioni.

I matemi discorsivi hanno quattro configurazioni: discorso del padrone, dell’università, dell’isterica, dell’analista che si specificano e differenziano per la diversa distribuzione dei quattro termini che li costituiscono in uno spazio topologico a quattro posti. I quattro discorsi indicano le posizioni che il soggetto occupa nell’atto dell’enunciazione. Essi rendono conto delle posizioni nella struttura dei legami sociali e costituiscono la matrice di qualsiasi atto in cui si prenda la parola
Va specificato però che il soggetto della psicoanalisi non è il soggetto della fiosofia.

In psicoanalisi quando si parla di soggetto ci si riferisce al soggetto dell’inconscio, al soggetto che si produce nel discorso e che nel prodursi, nel dire, dice di più di quello che pensa di dire, per dirla con Freud prima e poi con Lacan, è un soggetto che non è padrone in casa sua.
Dunque se si può abbozzare cosa si intende per soggetto in psicoanalisi, se parliamo di sessualità e sessuazione, in che modo entra in campo il corpo? Qual è il corpo che interessa la psicoanalisi?

Fin dall’inizio Freud mette in rilievo che l’inconscio ha effetti sul corpo. Quindi quando parliamo di corpo non ci riferiamo all’organismo, perché bisogna distinguere il corpo sia dall’organismo biologico che dal soggetto.

La biologia infatti non ci aiuta, perché può solo dirci che cosa è un organismo, si parla di organismi viventi, infatti, riferendosi alle piante e agli animali e se pur l’essere umano è anche un organismo vivente non coincide con l’essere un organismo. L’essere umano è immerso nel linguaggio, dice Lacan, e conia il neologismo parlessere per condensare in una parola la relazione indissolubile tra essere umano e linguaggio. Si nasce immersi nel linguaggio e l’essere umano non coincide con il corpo naturale, biologico, è piuttosto corpo parlato, segnato dal linguaggio sin da subito, corpo che subisce una perdita, una divisione perché patisce del significante. Uno degli effetti del linguaggio è di separare il corpo dal soggetto e questo effetto di divisione, di separazione tra il soggetto e il corpo è possibile solo per l’intervento del linguaggio: non si nasce con un corpo. Il corpo si costruisce, è effetto della parola.

Dunque avere o essere un corpo? “L’uomo ha un corpo” dice Lacan in un testo su Joyce(7) e avere un corpo è problematico per il soggetto proprio per la disarmonia strutturale che fa sì che il soggetto si identifichi con l’essere e non con il corpo, con un senso naturale che il corpo potrebbe conferirgli(8). Ciò che ci permette di dire “ho un corpo” ha a che fare con il fatto che come soggetti del significante siamo separati dal corpo. Il soggetto è già nella parola, prima ancora di nascere, prima ancora di avere un corpo e continua ad esistere come soggetto anche dopo la morte, quando il corpo non c’è più. La durata del soggetto, sostenuto dal significante, eccede la temporalità del corpo.

Freud impara dalle sue pazienti isteriche che tra corpo e l’essere c’è un difetto di identificazione e con i suoi sintomi somatici non fa che mostrare l’impossibilità strutturale di ricucire questa faglia. In questa faglia dell’identificazione, dove il corpo è estraneo all’essere perché il rapporto del soggetto con il corpo è dell’ordine dell’avere, lì trova posto la psicoanalisi, lì il soggetto può costruire un suo sapere particolare e unico su un corpo che non sarà mai un corpo liberato, bensì un corpo assoggettato al linguaggio, dunque al simbolico. Un corpo che dovrà fare i conti anche con il reale del godimento, con ciò che non è così circoscrivibile dal simbolico, dicibile, addomesticabile. J.A.Miller precisa che si tratta del “corpo vivente (…) il corpo affetto da godimento”(9). Ecco che per Lacan la biologia non è destino, non può dirci del corpo che non è dal lato dell’essere. Dunque per il parlessere come si produce il dirsi uomo o donna?

Nel seminario XX Encora, Lacan dice che “sicuramente ciò che appare sui corpi in quelle forme enigmatiche che sono i caratteri sessuali – i quali sono solo secondari – costituisce l’essere sessuato. (…) Ma l’essere è il godimento del corpo in quanto tale, cioè in quanto asessuato.
Dunque l’essere sessuato ha a che fare con il modo di godimento proprio ad ognuno. Lacan descrive quattro formule proporzionali, due a sinistra e due a destra, “qualunque essere parlante si iscrive da una parte o dall’altra”(10) a partire dal modo di godimento che lo riguarda. Se il godimento maschile ha a che fare con il godimento fallico, quello femminile si situa nell’ordine del non-tutto, del non universale, in un godimento che non-tutto è dicibile, “un godimento supplementare”(11) un godimento che è al di là del fallo.

(1) Il femminismo della differenza considera centrale il carattere incarnato e sessuato del soggetto, la valorizzazione della diversità della donna, protestando la sua radicale estraneità alla dimensione simbolica della società patriarcale.Il femminismo postmoderno radicalizza invece il tema della differenza. Influenzato dal postrutturalismo, che non ritiene più importante lo studio delle strutture, ma sposta il centro di interesse alla genesi e al significato politico delle strutture stesse e si interessa alla loro formazione, ai meccanismi, ai poteri che le governano, e alle forze energetiche che le costituiscono. Le differenze che producono significato nella struttura sono valutate in senso dinamico; sono forze, centri pulsionali ed energetici a cui bisogna restituire libertà.
(2) A Politics of Location/Politica del posizionamento, Mediterranean III, 2, giugno-dicembre 1996.
(3) Teresa De Lauretis. Soggetti eccentrici, Milano: Feltrinelli, 1999.
(4) Donna Haraway. Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Milano: Feltrinelli, 1995.
(5) Judith Butler. Corpi che contano. I limiti discorsivi del “sesso”, Milano: Feltrinelli, 1996.
(6) Rosi Braidotti. Soggetto nomade. Femminismi e crisi della modernità, Roma: Donzelli Editore, 1994.
(7) J.Lacan, Joyce il sintomo, in “ La psicoanalisi” n.23, Astrolabio, Roma, p.94
(8) J.A.Miller, Biologia lacaniana ed eventi di corpo, in “ La psiconalisi” n.28, Astrolabio, Roma, pag.24
(9) J.A.Miller, Biologia lacaniana ed eventi di corpo, La psicoanalisi n.28, pag.15
(10) J.Lacan, Seminario XX Encora, Einaudi, Torino, 2011 pag.74
(11) Ibidem, pag.69

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