Anziani, famiglie e R.S.A snodi al crocevia di una scelta in tempo di crisi.

Posted by

Mary Nicotra*

Prendiamo un primo punto – Di quale crisi parliamo?

La crisi richiama un punto di oscillazione, un po’ come la malattia che può portare alla morte o che può ritirarsi lasciando posto alla guarigione. Una crisi si produce quando si perde il dominio e il controllo della propria vita, per dirla metaforicamente quando un uragano irrompe inatteso a livello personale, familiare, sociale, quando – ciò che era non potrà più essere come prima – , c’è l’urgenza di una riorganizzazione a livello simbolico, di una nuova costruzione di senso.
Per uno psicoanalista, nella lettura che posso farne, a partire dagli insegnamenti di Freud e Lacan e dalla pratica clinica, la crisi non è lì per farci soccombere come soggetti, perchè laddove il discorso, le parole, la routine non reggono più e non si riesce più a stemperare un reale capriccioso che fa ciò che vuole, quello è il momento di mettersi al lavoro! E’ il momento di farsi carico della propria crisi e dei propri sintomi.
Allora basta con la crisi!.
Una crisi è il reale scatenato, impossibile da dominare. E tutti noi siamo qui oggi, a discutere su temi importanti proprio perché la crisi dei valori, la crisi economica, la crisi delle istanze sociali non ci faccia soccombere come soggetti.

E’ vero il nostro è un tempo a volte  impossibile perché attraversato da snodi continui, da sfilacciamenti dove nuovi annodamenti non si riescono più a produrre a livello di legame, sfilacciamenti che lasciano i soggetti in una voragine di “non senso” che produce angoscia e insopportabilità.

Va ricordato che ciò che umanizza la vita è caratterizzato dalla necessità di una ricerca di senso. Una domanda di senso, un appello, un urlo che si rivolge all’Altro, come la psicoanalisi con Freud e Lacan ci insegna.

Tutti abbiamo fatto esperienza di questo, almeno una volta, quando siamo nati, quando quel venire alla vita ha incontrato nell’Altro un accoglimento. Un accoglimento che ha permesso l’inizio di quella costruzione di senso singolare che si alimenta nel prosieguo della vita stessa.

E’ proprio nella famiglia, come prima istituzione che si incontra nascendo, che la vita si umanizza e ogni individuo si costituisce come soggetto in un annodamento che riguarda il corpo, la parola e la pulsione e come effetto di questo annodamento ciascun soggetto conosce un destino singolare che non rassomiglia a nessun altro. Ken Loach nel suo film “Family life” mostra l’inferno delle famiglie come causalità di sofferenza e patologia.

La psicoanalisi e Lacan ci insegnano che non è così – se qualcosa non va per un soggetto, non è a causa della famiglia. E’ vero però che nella famiglia, per ognuno dei suoi componenti il sintomo si mette in forma.

Un sintomo come effetto di quel legame.

“ Voglio morire perché per mio marito sono un peso” dice una signora che sceglie di non voler procedere con la tracheotomia….

siamo al lavoro con lei su questo punto del “sentirsi un peso” affinché, qualunque sia la sua decisione che ovviamente andrà rispettata, possa prenderla a cuor leggero, non angosciata.
Ogni famiglia ha i suoi sintomi.
Potrei raccontarvi molti altri frammenti clinici, ma non voglio prendere più tempo dei 15 minuti previsti.

Dicevo prima che la crisi si produce anche quando la routine non regge più. Ecco che certe situazioni familiari possono assumere dimensioni invivibili: un padre, una madre, un nonno – non è più come prima. Perde la sua autonomia fisica o mentale, l’ambiente in cui vive non può più sopperire ai suoi bisogni. Un impossibile, un non – senso, un’effrazione si produce e crea delle condizioni che costringono ad una
nuova ricerca di senso che precipita ad un certo punto in una scelta: un ricovero in residenza sanitaria assistenziale.

Nell’incontro con le famiglie, una per una, che si rivolgono alle R.S.A si coglie che non è quasi mai una scelta facile, ha piuttosto a che fare con la resa davanti all’impossibilità di potersi prendere cura dei propri cari che non sono più autosufficienti e necessitano di cure mediche e assistenziali su base quotidiana che è difficile poter offrire a domicilio. Ma la questione non si satura così.

Si coglie in quell’incontro che c’è un appello, un appello all’Altro dell’istituzione che non ha a che fare solo con l’assistenza e l’erogazione di farmaci.

All’infermiere, al medico. all’oss, all’educatore, allo psicologo l’anziano chiede, la famiglia chiede di “essere in presenza” nei propri atti medici, infermieristici, assistenziali, psicologici ecc.

Ed è a questo livello che può prodursi un annodamento di legame nuovo, creativo, che può rovesciare una crisi in un’opportunità.

In un mondo tutto snodato e sfilacciato del nostro tempo culturale che vorrebbe costringere ognuno di noi a ragionare in termini quantitativi e standardizzati, e che, senza che ce ne accorgiamo, ci spinge a rispondere da una posizione di distributori di oggetti-gadgets, si può fare altro!

Distribuire cure devitalizzando i legami non è l’unica possibilità a cui siamo costretti a soccombere, nonostante le logiche economiche in atto sembrerebbero costringerci proprio a rispondere cosi.

E’ il punto di forza del capitalismo sapere che l’essere umano non può rinunciare alla mancanza e muove le pedine per fornirgli una difesa universale, una gamma di oggetti che uno dopo l’altro sono lì a cercare di saturare il desiderio, saturare la mancanza, ovviamente senza mai riuscirci e spingendo così a consumare ancora di più. Ogni epoca risponde in modo diverso all’insoddisfazione.

Stare, se pur senza accorgersene, dentro questa logica produce degli effetti nelle nostre vite di cittadini, di padri, di madri, di figli, di medici, di infermieri, di psicologi, di fiosioterapisti, ecc, ecc.

Si tratta di non avere paura di essere o diventare soggetti desideranti, cioè soggetti mancanti e alla ricerca, istituzioni desideranti che non si accomodano su protocolli pacificanti e rassicuranti, e mettersi al lavoro, in una dialettica gli uni con gli altri per costruire insieme luoghi di cura e di residenza “umanizzati”, nel senso che dicevo prima, cioè dove si può scommettere che è possibile accogliere la singolarità di ogni persona che verrà a trascorrere lì un pezzo della propria vita.

Intervento di Mary Nicotra, psicoanalista, membro della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, collaboratrice alla docenza dell’ Istituto IPOL  e direttore della residenza La  Cittadella di Saluggia al  Convegno Riflessioni su…Invecchiamento e disabilità. Il testamento biologico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...