Cos’è traumatico?

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Cosa è traumatico?
Mary Nicotra

Nell’attualità possiamo osservare, soprattutto nel mondo di matrice anglosassone, che si è sostituito il termine angoscia con quello di stress e disturbo post-traumatico. E’ qualcosa che fa riflettere. Certamente l’attenzione rispetto al trauma è legata all’effetto traumatico che si suppone debba prodursi rispetto a un evento esterno. Questo spiega perché in caso di eventi catastrofici vengono istituite unità di sostegno, oppure perché si creano servizi dedicati a supposte vittime di un evento che è socialmente considerato traumatico. Certamente non si tratta di escludere che certi eventi posso risultare stressanti e traumatici, ma non è possibile avvalorare l’idea di un determinismo tra evento e trauma, perché se così fosse si dovrebbe affermare che lo stesso evento catastrofico, lo stesso orrore che si può produrre in una guerra, o in una drammatica contingenza sarebbe traumatico per tutti allo stesso modo. L’esperienza clinica ci insegna che non così.
Freud.già con la nozione di Nachträglich, (a posteriori, après-coup) originariamente esposta nel Progetto di una Psicologia, aggiungerà alla concezione di trauma la dimensione temporale. Nell’elaborazione del caso dell’Uomo dei Lupi, Freud, dopo aver sostenuto che l’Uomo dei Lupi aveva assistito ad un rapporto sessuale dei suoi genitori all’età di un anno e mezzo, si chiede se effettivamente un bambino di quella età poteva già comprendere il senso di una tale scena. Si chiede se quella scena fosse frutto della fantasia o se era rimasta sospesa per essere poi elaborata in un secondo tempo quando la problematica della sessualità sarebbe diventata attuale nella vita adulta dell’Uomo del Lupi. Freud inizia a pensare che potrebbe trattarsi di una costruzione del bambino, una costruzione fantasmatica che avrebbe avuto un reale impatto traumatico. Dunque che quella scena sia stata vissuta o fantasticata, segna per l’Uomo dei Lupi il suo primo incontro traumatico con la sessualità e tutta la sua vita pulsionale vi rimarrà fissata.
Dunque, il trauma non può che avvenire dopo, Nachträglich(a posteriori, après-coup), in un secondo tempo, nel quale il soggetto potrà risignificare ciò che gli è successo nella realtà psichica, che non necessariamente ha a che fare con la realtà fattuale. L’evento primario assumerà un significato traumatico nel momento in cui il soggetto potrà integrarlo nei significanti che gli appartengono e nel prisma del suo fantasma. E’ sulla via del ritorno del tempo 2 verso il tempo 1 che compare per il tempo iniziale una significazione, la quale avrà come effetto il trauma.
Tempo 1: scena primaria respinta nell’inconscio, con la carica di affetto che l’accompagna.
Tempo 2: si produce una scena che ha un’assonanza con la scena primaria.
Trauma: si produce nella connessione tra tempo 2 e tempo 1 che conferisce una significazione alla scena primaria.
Freud, a partire dalla propria autoanalisi, aveva già abbandonato nel 1897 la sua teoria della seduzione traumatica articolando una concezione del fantasma connessa con il trauma. In questa proposta si situa il punto di viraggio concettuale. L’abbandono della teoria della seduzione mira alla supremazia della vita fantasmatica nella produzione dei traumi e dei loro effetti. Al posto del fuori senso che fa traccia, il soggetto elabora un fantasma, una costruzione inconscia che gli permette di aggrapparsi ad un romanzo che produce verità. Gli accadimenti che possono configurarsi come traumatici per un soggetto posso essere molto diversi tra loro e possono dispiegarsi in modo complesso, ma hanno in comune il fatto che sono degli accadimenti che per il soggetto sono fuori senso, suscitano angoscia, fanno segno. Già Freud in Introduzione alla Psicoanalisi, nella lezione 25, precisa che “Il problema dell’angoscia è un punto nodale, nel quale convergono tutti i più svariati e importanti interrogativi, un enigma la cui soluzione è destinata a gettare un fascio di luce su tutta la nostra vita psichica”. In Inibizione , sintomo e angoscia Freud introduce la definizione di situazione traumatica che distingue dalla situazione di pericolo. La situazione traumatica è caratterizzata dall’impotenza o impotenza psichica quando si tratta di un pericolo pulsionale e introduce il posto che l’angoscia occupa in questo processo. Per Freud l’angoscia è in relazione con l’attesa della situazione di pericolo ma la sua indeterminatezza e la mancanza di oggetto sono connesse alla situazione traumatica. L’angoscia è dunque segnale della situazione traumatica contro la quale si è completamente indifesi: pericolo esterno e pretesa pulsionale coincidono.
Freud mette in serie angoscia-pericolo-impotenza (trauma) specificando che l’angoscia è la reazione originaria all’impotenza vissuta nel trauma, reazione che è in seguito riprodotta nella situazione di pericolo come segnale di allarme. Lacan dirà che l’angoscia si rivela come la bussola che porta verso il reale. Reale inteso come quell’indicibile che colpisce in modo inatteso il corpo.Lacan chiama godimento una prova del corpo che fa vacillare il soggetto e che sarà una traccia indicibile, non rappresentabile. Godimento che in italiano potrebbe fare eco alla parola piacere, ma che, come Freud precisa in Al di là del principio di piacere introducendo la pulsione di morte, il godimento ha a che fare con ciò che fa marchio per il soggetto. Ciò che può marcare un soggetto è un’esperienza di sofferenza e se i soggetti ripetono, a loro insaputa, delle esperienze di sofferenza è nel tentativo incessante di riappropriarsi di una prova a cui sono stati fissati a livello inconscio.
Lacan nella rilettura di Freud sostiene che è l’incontro primario con il sessuale che è traumatico poiché il godimento è impossibile da dire, per via del suo carattere enigmatico e estraneo. Nella prefazione de L’ èveil du printemps di Frank Wedekind, del 1974 Lacan dirà che “ciò che Freud ha reperito di ciò che si chiama sessualità, fa buco nel reale (…)”. Lacan si sforza di concettualizzare il godimento, che non è imbrigliabile nella logica del significante e in questo senso il godimento è ciò che sfugge alla parola dunque ciò che non può dirsi.
Lacan, negli anni 70, ci offre una nuova concezione della struttura del linguaggio. L’Altro del linguaggio non è più il tesoro dei significanti, al contrario è l’Altro mancante, bucato. “Il reale di Lacan, ciò che non si può dire, è ciò che Freud chiamava trauma “. Con Lacan il traumatismo diventa troumatisme, un buco nel discorso. Lacan dice che si produce troumatisme nell’incontro con il reale. Miller precisa che “Il reale psicoanalitico non è la realtà, così come la intendiamo comunemente, il reale in psicoanalisi, il reale traumatico, dipende dalla logica di discorso. E’ il discorso che delimita il reale con tutte le sue impasse. Il reale non è una cosa in sé , e non si costituisce come una totalità. Ci sono solo dei pezzi di reale al quale si ha accesso durante un’analisi”. Questo buco nell’Altro del linguaggio che scombussola il soggetto, Lacan lo esprimerà con un’altra formula:“ non c’è rapporto sessuale che si possa scrivere”. Non c’è un sapere a priori, innato o trasmissibile, per orientarsi nel legame sociale e nel rapporto con l’altro sesso. E’ un sapere che ciascuno deve inventarsi.

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